Vino Pugnitello: caratteristiche e informazioni

Pugnitello

Una galleria di viti. Si arriva a Castelnuovo Berardenga, cuore del Chianti Classico, e si sale il poggio verso Borgo San Felice. Cantina e resort di lusso del gruppo Allianz. Ettari e ettari di boschi e filari, con qualche casolare sparso. Fino a quando si arriva al borgo.

A destra l’albergo diffuso, ricavato negli edifici medievali che fino agli 60 ospitavano i paesani. Ci sono ancora le vecchie insegne del telefono e del negozio di alimentari, la chiesetta con il prete che una volta alla settimana chiama a raccolta le anime della collina e le feste paesane, musica e mercatini. Sul lato sinistro della strada, i vigneti. Con uno spettacolare tunnel formato dalle viti.

È il Vitarium, il laboratorio di San Felice assieme alle Università di Firenze e di Pisa. Qui si studia il germoplasma delle viti. Qui è stato salvato il Pugnitello, un misterioso autoctono a bacca rossa.

Caratteristiche del Vino Pugnitello

  1. IL PUGNITELLO È UN VITIGNO ROSSO AUTOCTONO DELLA TOSCANA. IL NOME DERIVA DALLA FORMA DEL GRAPPOLO, SIMILE A UN PICCOLO PUGNO
  2. E’ STATO RISCOPERTO E STUDIATO PER VENT’ANNI NEL VITARIUM DI BORGO SAN FELICE, A CASTELNUOVO BERARDENGA NEL CHIANTI CLASSICO. LE UNIVERSITÀ DI FIRENZE E PISA, ASSIEME A SAN FELICE, LO HANNO SALVATO DALL’ESTINZIONE
  3. LA PRIMA VENDEMMIA A SAN FELICE RISALE AL 1986, IL PRIMO VINO è STATO LANCIATO NEL 2006. ORA È LA VARIETÀ PIU’ PIANTATA (15 ETTARI) A SAN FELICE DOPO IL SANGIOVESE
  4. IL COLORE DEL VINO E’ INTENSO, I PROFUMI RICORDANO LA FRUTTA DI BOSCO, ACIDITÀ E GRADAZIONE ALCOLICA SONO ELEVATI, I TANNINI SONO FINI, IL GUSTO È ARMONICO

I migliori vini Pugnitello

Sul nome non ci sono dubbi, deriva dalla forma del grappolo, simile a un piccolo pugno. Sulla provenienza, invece, buio fitto. Chi pensava fosse geneticamente identico al Montepulciano o al siciliano Pignatello, è stato smentito dalla analisi del Dna. La pianta madre è stata trovata in Maremma, nella zona di Poggio del Sasso, vicino a Cinigiano, in provincia di Grosseto. Dai libroni di ampelografia dei secoli scorsi, nessuna notizia. Prima di dare il via alla vinificazione, a San Felice sono passati due decenni.

La prima edizione del Pugnitello è stata lanciata nel 2006. «Ora è la varietà più piantata (15 ettari) a San Felice dopo il Sangiovese — racconta Leonardo Bellaccini, l’enologo dell’azienda —. Il colore del vino è intenso, i profumi ricordano la frutta di bosco, acidità e gradazione alcolica sono elevati, i tannini sono fini, il gusto è armonico».

Fu il compianto enologo Enzo Morganti (padre del primo Super Tuscan, il Vigorello, Sangiovese in purezza, nel 1968), a capire le potenzialità del Pugnitello. «Le prime microvinificazioni lo appassionarono – spiega Bellaccini – era il 1994, avevo 30 anni.

La sperimentazione è stata rallentata, anche perché era il momento dei vitigni internazionali, Cabernet Sauvignon e Merlot, nel frattempo aggiunti al Vigorello». Ora San Felice conta su 600 ettari, 150 di vigneto, con 15 mila ulivi. La tenuta e il borgo sono appartenuti ai nobili Grisaldi del Taja dal 1700 al 1967, poi passati alla famiglia Martelli (Kaloderma e Proraso), quindi a Ras e infine a Allianz. Ora San Felice produce anche il Pugnitello in purezza. La versione 2019 è un incrocio di freschezza, nerbo alcolico, frutta e sapidità.

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