Vino Amarone

Il Vino Amarone è il grande rosso veneto, oggi famoso nel mondo, che nasce sulle collinedi Verona e sa di ciliegia e marasca, coltivazioni tradizionali della Valpolicella. Il suo antenato è l’Acinatico amaro, bevuto da Teodorico il Grande

Amarone vino: info e caratteristiche

Sai da dove derivano i sentori di ciliegia e marasca tipici dell’Amarone? Dal fatto che in Valpolicella, prima che il vino diventasse un mercato così importante, si coltivavano ciliegie e marasche. Ora si sta rinunciando agli alberi accanto ai vigneti nel nome del massimo profitto». Celestino Gaspari, genero del mito dell’Amarone, il compianto Bepi Quintarelli, adesso ha una cantina di acciaio e pietra, Zyme, e vende in tutto il mondo. Ma è partito da un garage, dove pestava l’uva con i piedi. La sua parabola (racconta nel libro fresco di stampa Natura alchemica, scritto da Filippo Tommasoli) si intreccia con la marcia trionfale dell’Amarone: da vino misconosciuto a successo mondiale.

Vino Amarone della Valpolicella

Con cantine diventate, come nel caso di Masi di Sandro Boscaini, imprese quotate in Borsa. Tutto è cambiato nella Valpolicella, ma è rimasto simile il modo di produrre il grande rosso veneto che nasce sulle colline a Nord di Veronain 8 valli (la parte Classica si trova nei comunidi Sant’Ambrogio, Fumane, Marano, San Pietroin Cariano e Negrar). La chiave è l’appassimento.Si usano Corvina (fino al 95 per cento), Corvinone, Rondinella, Molinara e altre uve autoctone locali, come l’Oseleta (massimo 15 per cento). Il metodoè descritto da Gaspari nel libro (lui raddoppia l’affinamento previsto dal disciplinare).

«Faccio appassire naturalmente per tre mesi le uve. Poi vengono pigiate in gennaio e vinificate in vasche di cemento per almeno due mesi. Il vino riposa per circa 9 anni in botti di grandi dimensioni di Slavonia. Al decimo anno viene imbottigliato e affinato in bottiglia». Il risultato di questa marcia lenta verso la maturità è un vino che mantiene le note fruttate e le coniuga con quelle speziate, in una struttura che, a seconda dell’interpretazione dei vignaioli, può essere più o meno potente e dolce.

Leggenda vuole che il nome derivi da un cantiniere che, assaggiata una botte dimenticata di Recioto, commentò: «Questo è amaro, anzi Amarone». Già duemila anni fa si parlava di un vino amaro in Valpolicella. Lo citò, 4 secoli dopo, Teodorico il Grande. Si chiamava Acinatico, l’erede è stato il Recioto. Dal Dopoguerra è arrivato l’Amarone. Ora raggiunge i 14 milioni di bottiglie l’anno, il 65 per cento acquistato all’estero. Il prezzo? Dai 30 euro per Tenuta Sant’Antonio ai 40 per un grande classico come Bertani, 60 per l’artigianalità di Corte Sant’Alda, fino a raggiungere i 300 per Romano Dal Forno. L’ultima annata sul mercato è la 2015. Con in campo una nuova generazione di vignaioli, come Noemi Pizzighella, 25 anni, delle Guaite.