Vino Montecucco

Un rosso toscano ancora da scoprire, che vive all’ombra di due giganti (il Brunello e il Morellino) in una terra vulcanica piena di sorprese e rude solo all’apparenza. Capace di regalare al bicchiere il «gusto del fuoco»

C’è un luogo del vino in Toscana che ha bellezza allo stato puro, forza della terra e l’autenticità che ispira i mistici. I rossi che nascono da questa zona, tutt’altro che imbellettata e chic (l’opposto della Toscana alla Capalbio), sono un distillato del paesaggio che sembra rude ed è invece pieno di sorprese, come un sentiero in una foresta vergine.

Nonostante il fascino del territorio e del vino che ne sgorga, il Montecucco, in provincia di Grosseto, non ha ancora il podio che merita. È all’ombra di due giganti, Montalcino e il suo Brunello, e il Morellino di Scansano. Un fiume divide la notorietà di Sua Maestà il Brunello dalla zona del Montecucco, l’Ombrone. Da una parte investimenti milionari da tutto il mondo, sull’altra riva una corsa faticosa alla conquista dei mercati.

Informazioni sul Montecucco Vino

Vino Montecucco

Il vitigno del Brunello e del Montecucco è lo stesso: Sangiovese. Stesse colline, stesso microclima. La differenza è nella terra. Quella del Montecucco è vulcanica. Fino a 180 mila anni fa dal Monte Amiata fuoriusciva lava. Ora è spento, restano i sedimenti. Che potenziano le viti e, come scriveva Mario Soldati, danno «il gusto del fuoco» al vino.

Il Montecucco Sangiovese Docg, l’alfiere della gamma di questa denominazione, si produce in 7 Comuni: Arcidosso, Campagnatico, Castel del Piano, Cinigiano, Civitella Paganico, Roccalbegna e Seggiano. Il clima poco piovoso consente l’opzione bio: sugli 800 ettari di vigneto il 70 per cento è biologico. È aumentata la qualità e anche la quantità: in totale 1,8 milioni di bottiglie. L’associazione italiana dei sommelier ha portato all’inizio dell’anno il Montecucco a Milano.

Un’occasione per capire come questa parte di Toscana stia uscendo brillantemente dal cono senza luce. Anche grazie alla spinta del Consorzio retto da un capace imprenditore del vino, Claudio Tipa, patron di Grattamacco a Bolgheri, Poggio di Sotto e Tenuta San Giorgio a Montalcino e ColleMassari a Cinigiano.

Oltre a quella di Tipa (attiva dal 2000 e 14 anni dopo premiata come cantina dell’anno dal Gambero rosso) a Milano sono andati in scena i vini di 14 tra le 67 aziende della Doc, nata 21 anni fa: Basile, Campinuovi, De Vinosalvo, Maciarine, Montenero, Otto Ettari, Parmoleto, Peteglia, Pianirossi, Pierini e Brugi, Podere Montale, Poderi Firenze, Poggio Stenti e Tenuta L’Impostino. Con un filo conduttore, il carattere mediterraneo del Sangiovese. Il profumo dell’alloro che si fonde con quello di amarena e ribes.